Texas holdem dal vivo

  1. Gioco Burraco Online Gratis: Nel caso di bCasino, siamo felici di segnalare che ci sono più di 500 titoli unici in palio, che si può godere a fondo.
  2. Gioca Legacy Of Dead Gratis Senza Scaricare - Syndicate bitcoin casino offre i migliori giochi bitcoin online tra cui slot, pokies e giochi da tavolo.
  3. Metodi Gioco Roulette: Col passare del tempo, sempre più casinò online hanno cominciato a spuntare e insieme a loro la possibilità di godere di giochi, non importa il tempo o il luogo.

Riapertura casinò di Venezia

Giochi Casino Soldi Finti
Essere un casinò sicuro e legittimo è una delle prime cose che i giocatori prendono in considerazione quando scelgono dove giocare.
Codice Bonus Starvegas Gratis
Tuttavia, i soliti sospetti come Skrill, Neteller, VISA e MasterCard sono tutti presenti.
Tuttavia, questo non è un motivo per licenziare questo operatore.

Probabilità di vincere alle slot machine

Giochi Nei Casino
All’interno dei casino live, viene utilizzata la tecnologia streaming che permette di vedere in tempo reale l’ambiente di gioco, con la possibilità di interagire con gli altri giocatori.
Gioca Immortal Romance Gratis Senza Scaricare
Nel nostro caso, l'enorme varietà di slot consente ai giocatori di scommettere da un solo centesimo fino a diverse centinaia di sterline.
Cobeepbeep Casino No Deposit Bonus

  • Menu

Nelle viscere di Napoli tra Storia, vite vissute e leggende senza tempo

Con tutte le sue contraddizioni, Napoli è una di quelle città uniche, che si fa amare ed odiare con la stessa forza di un fiume in piena. Nonostante la storica rivalità calcistica, i pugliesi sono da sempre ammaliati dal suo fascino e, non di rado, la scelgono per un weekend, una gita fuori porta o perfino “un caffè” con rientro in giornata. Complici le poche ore di viaggio per raggiungerla, è da sempre una meta assai battuta, dove immergersi in un mare di evocazioni musicali (Pino Daniele in primis), teatrali e cinematografiche (a cominciare da Edoardo De Filippo e Totò), ma anche gastronomiche ed artistiche (pizza e presepi in testa).

Per (ri)scoprire la città da un punto di vista insolito, cominciate dai suoi sotterranei. Anzi dal sottosuolo, come ama definirlo l’associazione LAES che guida i turisti nelle viscere di Napoli. Una città a due livelli, dove l’uno dipende dall’altro. La stessa storia della nascita dell’associazione ha il sapore della leggenda: nel 1979 in una cavità sotto un palazzo ai Gradoni di Chiaia si incendiarono tonnellate di segatura e rifiuti. I vigili del fuoco fecero sgomberare tutti i palazzi circostanti e, per giorni, cercarono invano un accesso alla cavità in fiamme. La svolta arrivò quando Michele Quaranta (poi diventato il primo presidente della LAES) segnalò una vecchia scala ormai murata, e che era stata l’accesso del ricovero antiaereo, dove aveva lui stesso trovato riparo con la famiglia, durante i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale. Venne così trovato il passaggio, spento l’incendio e riscoperto un ricovero capace di ospitare 4000 persone, abbandonato nel periodo postbellico, ma adesso ripulito e visitato da migliaia di persone all’anno.

Si parte da un piccolo locale in un vicolo dei quartieri spagnoli: da qui si inizia a scendere nella pancia della città, fino a 40 metri, in un ambiente sempre più buio, dove la temperatura si mantiene costante a 17 gradi circa e l’umidità arriva fino al 90%. Sono tante le famiglie che condividono storie, aneddoti e ricordi di quei luoghi nascosti. Come quella della signora Carmela, che nel freddo inverno del 1943, partorì nel sottosuolo la sua bambina, che qui però trovò anche la morte, sei mesi dopo, a causa di una broncopolmonite probabilmente causata dal clima umido. Nella visita lungo i vicoli e gli slarghi, ci si imbatte anche in fori simmetrici lungo i muri: si tratta delle scale realizzate per i pozzari, coloro, cioè, che si occupavano della manutenzione dei pozzi che alimentavano le cisterne dei palazzi residenziali. Vestiti con un mantello simile ad un saio, di piccola statura per potersi muovere agilmente lungo i cunicoli, i pozzari erano spesso associati ai monacielli che nell’immaginario collettivo erano figure a metà tra l’uomo e lo spiritello, accusati spesso di occuparsi più della padrona di casa che della rete idrica, e di avere accesso libero alle case tramite i pozzi, nei quali agilmente facevano perdere le proprie tracce. Talmente parte integrante nella tradizione partenopea, da essere uno dei personaggi del film “E’ stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino.

Ma da dove arrivava l’acqua? I greci che fondarono l’antica Partenope (primo nome di Napoli), scavarono nelle colline di tufo per procurarsi la materia prima per edificare già nel IV secolo a.C. e realizzarono uno dei primi acquedotti, la cui rete fu poi estesa enormemente dai Romani in epoca augustea (I sec. d.C.). Rimase in funzione fino al 1885, quando venne chiuso a causa dell’ennesima terribile epidemia di colera, causata dalla contaminazione delle acque che vi scorrevano in condizioni igieniche precarie. I pozzi vennero abbandonati e diventarono il non-luogo perfetto per buttare ogni genere di rifiuto, incluse le macerie dopo la liberazione dai nazi-fascisti. La rimozione degli stessi è tuttora in corso, e solo il 5% circa di questi luoghi è stato ripulito. Quanto basta, tuttavia, per apprezzarne l’unicità, scrigno nascosto di Storia e storie.

Ed è sempre nel sottosuolo che Napoli eccelle anche ai giorni nostri. Le sue fermate della metropolitana sono luoghi ricchi di personalità, ognuna con colori, decorazioni ed opere firmate da grandi artisti. Merito del piano regionale “Stazioni dell’arte”, al quale è stato affiancato il progetto di esporre i reperti antichi proprio lì dove sono stati rinvenuti in fase di scavi. Alla stazione di Toledo, è meritatamente andato il premio della più bella d’Europa, secondo il quotidiano inglese Daily Telegraph, grazie al progetto dell’architetto catalano Óscar Tusquets Blancai, che immerge i viaggiatori in un’atmosfera subacquea, con due grandi mosaici firmati da William Kentridge, scale mobili illuminate dall’interno e la suggestiva galleria del mare di Bob Wilson. E non è l’unica: anche la stazione Materdei, a firma di Alessandro Mendini, merita una visita, così come molte altre stazioni dell’arte della linea 1. Trasformare luoghi dell’ordinaria quotidianità in scrigni di arte e bellezza: è questo il successo di una scelta illuminata.

Foto Victor Liotine

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *