Non si può andare in Egitto senza vedere l’unica delle sette meraviglie del mondo antico ancora in piedi, oltre che l’attrazione nazionale per antonomasia: le Piramidi. Da qualche anno è possibile visitarle con rientro a Sharm in giornata con i tours di Matteo Porto.
Si parte poco prima dell’alba con un volo diretto (poco meno di 45 minuti) per Il Cairo, dove si atterra giusto in tempo per raggiungere le Piramidi con le prime luci del mattino. Le punte di Cheope, Chefren e Micerino si iniziano ad intravedere tra i palazzi, fin durante il tragitto, caotico e trafficato, dalla metropoli alla necropoli di Giza (una ventina di km). In questo altopiano attraversato da bus e cammelli, milioni di turisti si riversano ogni giorno per visitare queste tombe faraoniche, che testimoniano l’ingegneria (non si comprende come nel 2500 a.C. sia stato possibile trasportare oltre 2,3 milioni di blocchi di calcare e granito) e la spiritualità egizie (insieme alle spoglie dei faraoni all’interno, anche sontuosi corredi funebri che dovevano accompagnarli durante il viaggio nell’aldilà). La piramide di Cheope, la più grande delle tre, è perfino scalabile dall’interno: gli ambienti bui, umidi ed angusti rendono l’ascesa alla cima un’esperienza fisicamente adatta a persone allenate e senza problemi di claustrofobia. Ma entrare nelle viscere della storia vale l’impresa. Chefren, pur sembrando la più alta perché costruita su un terreno elevato, è in realtà più bassa di una decina di metri. Nettamente più piccola, invece, Micerino, caratterizzata da una struttura incompleta nella parte superiore, rivestita di granito rosso di Aswan. A poca distanza, anche la meravigliosa Sfinge di pietra calcarea, raffigurante una figura mitologica con la testa di uomo e il corpo di leone. Decine le leggende sulla sua costruzione, su cosa rappresenta, sui cunicoli nascosti che la attraversano e sulla presunta stanza dei registri sepolta sotto di essa: ospiterebbe rotoli di papiro contenenti la conoscenza egizia e la storia del perduto continente di Atlantide.
La giornata a Il Cairo prosegue in un altro luogo che sbalordisce ad ogni passo: il Grand Egyptian Museum, per tutti il GEM, inaugurato lo scorso 4 novembre. Non una data a caso: il 4 novembre del 1922 Howard Carter scoprì la tomba del leggendario Tutankhamon, il re bambino, al cui tesoro è dedicata un’intera galleria a luci soffuse dove ammirare il trono d’oro, il sarcofago dorato e la celebre maschera funeraria in oro, quarzite, lapislazzuli e vetro colorato. Per visitarlo tutto non basterebbe una giornata, ma in tre ore almeno si riesce a vedere ciò che è davvero imperdibile, a cominciare dalla mastodontica statua del faraone Ramses II e dalla barca di Khufu (Cheope), lunga oltre 40 metri. Anche la struttura stessa del museo è diventata iconica: progettato dallo studio dublinese Heneghan Peng Architects, la facciata triangolare in vetro, lunga 600 metri, e le trame decorative delle pareti (in alabastro e cemento) sono un chiaro richiamo alla Piramidi vicine, con le quali, tuttavia, non interferisce, rimanendo queste sempre più alte.
Vedendole svettare protese verso il cielo, torna in mente la storica frase che Napoleone I rivolse la mattina del 21 luglio 1789 ai soldati dell’armata di Egitto prima della famosa battaglia: “Soldati, dall’alto di queste piramidi, quaranta secoli vi guardano”. E’ proprio così: ci si sente piccoli dinanzi a queste impressionanti testimonianze di Storia secolare.
Fotografia Victor Liotine
Testo Maristella Mantuano


























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